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Expo o non Expo?

I numeri annunciati dal Commissario unico del Governo, Giuseppe Sala, sembrano lasciare spazio a ben poche contestazioni: 21,5 milioni di persone hanno visitato l’Esposizione Universale di Milano tra il 1° maggio ed il 31 ottobre di quest'anno di cui 5 nel solo mese di ottobre. “Sfida vinta”, come ha affermato il Presidente della Repubblica nella cerimonia di chiusura, ... oppure no?

Il tema al centro della manifestazione meneghina – la seconda dopo quella del lontano 1906 dedicata al tema dei trasporti – cui hanno partecipato oltre 130 Paesi è stato “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, filo conduttore che avrebbe dovuto unire tutti gli eventi organizzati attorno all'esposizione come “occasione per riflettere e confrontarsi sui diversi tentativi di trovare soluzioni alle contraddizioni del nostro mondo: se da una parte c’è ancora chi soffre la fame (circa 870 milioni di persone denutrite nel biennio 2010-2012), dall’altra c’è chi muore per disturbi di salute legati a un’alimentazione scorretta e troppo cibo (circa 2,8 milioni di decessi per malattie legate a obesità o sovrappeso). Inoltre ogni anno, circa 1,3 miliardi di tonnellate di cibo vengono sprecate. Per questo motivo servono scelte politiche consapevoli, stili di vita sostenibili e, anche attraverso l’utilizzo di tecnologie all’avanguardia, sarà possibile trovare un equilibrio tra disponibilità e consumo delle risorse.” (http://www.expo2015.org/it/cos-e/il-tema).

Nel preambolo della “Carta di Milano” - manifesto sul tema di Expo 2015 realizzato con la partecipazione di migliaia di persone ed il contributo di personalità di caratura internazionale quali Papa Francesco, il segretario generale dell'ONU Ban Ki-Moon ed il premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi – viene attestata la sottoscrizione del documento ”per assumere impegni precisi in relazione al diritto al cibo che si ritene debba essere considerato un diritto umano fondamentale, ritenendo una violazione della dignità umana il mancato accesso a cibo sano, sufficiente e nutriente, acqua pulita ed energia” e dichiarando poco oltre “la responsabilità della generazione presente nel mettere in atto azioni, condotte e scelte che garantiscano la tutela del diritto al cibo anche per le generazioni future” e l'impegno “a sollecitare decisioni politiche che consentano il raggiungimento dell’obiettivo fondamentale di garantire un equo accesso al cibo per tutti”.

Tralasciando la retorica di un documento con cui una ahimè troppo ristretta parte della comunità si impegna su temi di portata mondiale, credo sia impossibile non soffermarsi sullo stridente contrasto tra il tema aulico dell'evento e quanto osservato da milioni di visitatori nel corso dei 184 giorni della manifestazione.

Sviluppato su di una superficie di oltre un milione di metri quadri con realizzazioni permanenti e temporanee spesso di indubbia qualità - in gran parte teoricamente progettate seguendo criteri di efficienza energetica e sostenibilità costruttiva - e costato complessivamente oltre 1.200 miliardi di euro, il sito dell'Esposizione Universale milanese è però riuscito ad esprimere in ben poche occasioni il tema che lo ha generato.

L'estesa cementificazione di un'area suburbana nella quale raramente la natura è riuscita a fare capolino, l'incomprensibile carenza informativa in relazione alle soluzioni proposte dai diversi Paesi per i temi avanzati dalla Carta di Milano, la presenza espositiva in gran parte di impronta turistica o autoreferenziale, la diffusa presenza di street-food (o junk-food?) di ogni parte del mondo affiancati da ristoranti con pretese a cinque stelle, di certo non hanno contribuito a sensibilizzare i visitatori in merito alle tematiche espresse dallo “Human Development Report” del 2011 (“Salvaguardare il futuro del pianeta e il diritto delle generazioni future del mondo intero a vivere esistenze prospere e appaganti è la grande sfida per lo sviluppo del XXI secolo. Comprendere i legami fra sostenibilità ambientale ed equità è essenziale se vogliamo espandere le libertà umane per le generazioni attuali e future.”) o agli impegni enunciati dalla “Carta di Milano”.

La straordinaria manifestazione di Milano rappresenta di certo un successo sotto molti punti di vista (affluenza, esposizione mediatica, gestione dell'evento, visibilità dei Paesi partecipanti, etc.) ma anche un'occasione persa per portare all'attenzione del pianeta le proposte che i diversi Paesi stanno adottando – se le stanno adottando! – per affrontare i temi dell'alimentazione e della sostenibilità ambientale e per supportare le Nazioni Unite nella lotta alla fame nel mondo, drammatico problema che l'ONU si è posto l’ambizioso obiettivo di risolvere entro il 2030.

Auguriamoci che nel prossimo futuro tutte le Nazioni che hanno orgogliosamente partecipato ad Expo Milano 2015 presentando sul suo prestigioso palcoscenico le proprie bellezze territoriali e culturali sviluppino un proprio piano per “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, smentendo quello che ad oggi sembra essere stato l'evento italiano, cioè la perfetta rappresentazione di una contemporaneità fatta di grandi annunci e piccoli (o piccolissimi) passi...

Andrea Moscatelli

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